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Pavese

Il Parco del Ticino e le terre dei Visconti e degli Sforza

Monumenti

La Certosa di Pavia, voluta da Gian Galeazzo Visconti, è un insolito esempio di gotico fiorito, visibile all’interno, lontano dalla tradizione lombarda. La sua costruzione iniziò nel 1396 e fu eretta come cappella e mausoleo degno della casa principesca. Impegnò più di 250 artisti fra pittori, lapicidi, intagliatori, vedutisti. Collegata al castello dal parco, fu pensata nelle dimensioni attuali come cappella di famiglia. Dopo la morte di Gian Galeazzo, con qualche rallentamento, continuarono Francesco Sforza e l’architetto Solari completandola nel 1462. Alla facciata in stile tardogotico, disegnata dal Solari, vi lavorarono i più grandi scultori del tempo L’interno della chiesa trae ispirazione dal Duomo di Milano; le tre navate sono sormontate da volte a crociera decorate con cieli stellati e figure di santi e certosini. Notevoli i capolavori nelle cappelle: il paliotto in pietre dure dei fratelli Sacchi di Pavia, il lavabo dei Mantegazza, il Padre Eterno benedicente del Perugino, la Pala del Procaccini, la Vergine del Bergognone, il monumento funebre di Ludovico e Beatrice d’Este del Solari. Affascinanti il chiostro piccolo (disegnato dal Solari nel 1462, con 50 arcate decorate in terracotta), che serve a collegare i vari luoghi della vita collettiva e il chiostro grande (terminato nel 1472 con 123 arcate in cotto sostenute da colonne di marmo), che serve per raccordare le 23 celle dei monaci costruite fin dalla prima metà del ‘400.

Il Castello Visconteo di Pavia, fatto costruire da Galeazzo II tra il 1360-1365, divenne, dopo il 1535, sede delle armi spagnole e cominciò la sua decadenza. Nel 1921 iniziarono gli interventi di recupero. Si presenta a pianta quadrata con quattro torrioni agli angoli, anche se ne permangono due soli, gli altri due furono distrutti durante l’assedio di Lautrec nel 1527. L’edificio è protetto da un profondo fossato e da rivellini e ponti levatoi. Le facciate esterne in cotto hanno due ordini di bifore e una cortina di merli ghibellini alla sommità, oggi coperta da una tettoia. E’ sede dei ricchi Musei Civici.

Nelle vicinanze si può visitare il Castello di Belgioioso, di origini medioevali, che Galeazzo Visconti destinò a dimora della famiglia ducale. Nuovo splendore investì il borgo e il castello nel XVIII secolo, quando l’edificio fu ampliato e in parte ricostruito. A quel periodo risale il rinnovamento dei giardini e la costruzione della sontuosa cancellata del parco da parte di don Antonio Barbiano, primo Principe di Belgioioso. L’edificio si articola in settori cronologicamente e stilisticamente diversi. Il più antico è dotato di tre ingressi a nord, da est e a sud, due dei quali muniti di ponte levatoio, che immettono in tre cortili separati, con abitazioni private. Di grande impatto visivo sono sia l’uso del laterizio come materiale di costruzione, sia la presenza di massicci merli ghibellini sulla sommità della struttura muraria. La facciata dell’edificio, in stile neoclassico, è dominata da una larga balconata. Nella parte superiore spicca lo stemma araldico dei Belgioioso. L’edificio oggi di proprietà dei conti Barbiano di Belgioioso e dei duchi Melzi d’Eril è utilizzato per mostre e meetings: al suo interno, si conservano sculture di scuola lombarda del ‘300 e del ‘400, arazzi del XVIII sec., preziosi arredi in stile Luigi XV, lampadari in cristallo di Boemia, stemmi nobiliari in marmo e stucco.

Risorse Naturali

Il Parco del Ticino,che riunisce 46 comuni limitrofi al corso del fiume nelle province di Milano, Pavia, Varese, è il maggior parco fluviale d’Europa. Offre 25 itinerari ecoturistici con 450 Km di strade chiuse al traffico motorizzato. Si tratta d’una vera e propria vallata, ricca di boschi, con ambienti agricoli molto interessanti, solcati da canali irrigui e arricchiti da caratteristiche lanche. Percorrendo le stradine e i sentieri che costeggiano il fiume, in bicicletta o a cavallo, ci s’immerge in una natura incontaminata che salvaguarda 48 specie di mammiferi, 107 specie di uccelli nidificanti, 200 specie di uccelli al passo, 45 specie di pesci. Dell’antica foresta pluviale rimangono il castagno, il pino silvestre, l’acero, il frassino, la farnia, il pioppo nero e bianco, l’ontano, il salice, il carpino e l’olmo.

L’Oasi di sant’Alessio, che circonda il castello medievale (X – XV sec.), si sviluppa su un’area di dieci ettari. E’ un parco naturalistico dove osservare, molto facilmente e da vicino, innumerevoli animali selvatici. L’osservazione è particolarmente realistica perché l’ambiente ricreato è quello naturale della pianura padana e tutte le specie ospitate assumono i loro naturali comportamenti di vita. Ha ricevuto riconoscimenti a livello mondiale per i pregevoli risultati nell’allevamento e la ripopolazione di specie selvatiche ed in via d’estinzione, e può vantare un museo interattivo dove “esplorare” la biologia e la geologia.

Oltrepò
Lomellina